Rel. 2.0

PROGETTO A CURA DI:

Saci Toscana APS    ACEC Toscana          SAS-ACEC Toscana 

Proposta di collaborazione rivolta a:

  • Associazioni del tempo libero
  • Associazioni di cultura cinematografica
  • Enti locali
  • Conferenza episcopale toscana

 

1.1 DEFINIZIONI

Il progetto nasce su proposta del SACI Toscana APS (Servizio Assistenza CIrcoli) in collaborazione con le strutture regionali dell’ACEC Toscana.

L’ambito in cui intende operare è quello della comunicazione sociale con particolare riferimento al cinema visto come strumento culturale in grado di riunire, a vario titolo, persone dai più svariati interessi.

La “sala della comunità” è una definizione già utilizzata dall’ACEC per indicare i cinema commerciali operanti in ambito ecclesiale; questo progetto intende estendere il concetto rivolgendosi a tutti quegli ambienti, a tutte quelle realtà in grado di riunire persone con finalità culturali , ricreative e pastorali.

Il progetto fa proprie le varie raccomandazioni di Papa Francesco in occasione delle varie giornate della comunicazione sociale e soprattutto le esortazioni contenute nel decreto del concilio vaticano II  “Inter mirifica” che alla distanza di decenni mantiene tutta la sua validità nell’ambito della comunicazione, indipendentemente dalle mutate condizioni tecnologiche.

gli utenti, particolarmente i giovani, si addestrino ad un uso moderato e disciplinato di questi strumenti; ….. ne discutano con i loro educatori e persone competenti ed imparino a formarsi un giudizio retto” (Int. Mir. 10).

Con ogni aiuto opportuno si promuova la produzione e programmazione di film atti a garantire un sano divertimento e pregevoli per valori culturali ed artistici, … “ (Int. Mir. 14).

Creare le condizioni perché si formi una comunità non è solo un impegno dei cattolici ma anche una sfida in una società che tende ad isolare sempre più gli individui: i social media sono ‘social’ solo nel senso che coinvolgono ampie masse , ma in esse gli individui sono sempre più isolati e disconnessi in uno spazio animato da ‘avatar’.

Fare comunità vuol dire attivare un particolare canale comunicativo in grado di veicolare messaggi , di creare rapporti , di diffondere cultura nel sano ambito del confronto e della fraternità.

1.2 FINALITA’

Moltissime realtà associative si pongono oggi il problema di come dialogare con i propri soci, di cosa proporre oltre ai giochi o alle cene: tutti, comunque hanno l’interesse a raccogliere persone intorno alle proprie realtà.  Anche queste attività possono fare comunità ma sarebbe auspicabile favorire la crescita anche culturale dei propri accoliti.

Le realtà presenti nei nostri ambienti ecclesiali sono moltissime e molteplici (soprattutto in Toscana) : dai circoli ricreativi a quelli sportivi a quelli culturali quali i cineclub, ecc. Il punto debole di questo contesto è la loro frammentarietà, cosa che causa un dispendio di risorse ed una qualità scadente delle proposte.

Il trovare modalità per richiamare l’attenzione delle persone riuscendo a coinvolgerle in momenti comuni è la forma più efficiente di veicolare messaggi pastorali e culturali.

Fare comunità vuol dire anche combattere fenomeni di asocialità dei giovani offrendo opportunità aggregative in grado di allontanarli da particolari ambiti.

L’obiettivo culturale da conseguire è quello di riuscire a creare nuclei culturali incentrati sulle sale della comunità (intese come ambiti ecclesiali) dove offrire contenuti di qualità e culturalmente di valore.

Comune ostacolo a questa tipologia di attività è la mancanza di proposte , la non circolarità di quelle che esistono, la non conoscenza del quadro normativo di riferimento, la mancanza di accesso a contributi pubblici e privati.
La mancanza di sinergia, in ultimo, non consente di rappresentare una controparte contrattualmente interessante nell’ambito di una qualsivoglia trattativa.

2.1 LA SINERGIA

In quale modo è possibile raggiungere traguardi importanti ?
Come poter essere minimamente interessanti per coloro a cui rivolgiamo la nostra attenzione ?
Come poter essere degni di considerazione per eventuali sostenitori istituzionali o non ?
Come poter richiamare l’interesse di un pubblico oggi distratto e superficiale?

Sembra pleonastico il ricordare che qualsiasi progetto deve fare riferimento ad una motivazione economica; la domanda che ci dobbiamo , quindi, porre è : come possiamo fare ad essere interlocutori interessanti ? La risposta è assolutamente ovvia :

Creiamo NUMERI interessanti

  • Ciò facendo e facendoci forti dell’approvazione delle istituzioni ecclesiali (CET)
  • sarà più verosimile Creare condizioni di trattativa particolari (Pacchetti di acquisto) .
  • Trovare contributi istituzionali e privati al fine di alleviare i costi di realizzazione delle attività per le realtà operanti.
  • Assicurarci il supporto degli enti pubblici specifici del settore (Mediateca regionale,politiche sociali).

2.2 ORGANIZZAZIONE

Per gestire e supportare questo tipo di impegno è necessario un’organizzazione in cui tutte le componenti siano “partner” reciproci nel senso che non si limiti la libertà e la specificità di ciascun aderente.

Le specifiche operative devono essere demandate ai componenti il gruppo ma è verosimile definire una struttura quale un:

UN COORDINAMENTO,

con specifiche modalità di contatto: ogni partner gestirà al proprio interno le proposte di iniziative concordate unitariamente nella forma che riterrà opportuna.

Il coordinamento è aperto a tutte le associazioni che condividono le finalità del progetto; si richiede solo una dichiarazione ufficiale di interesse a partecipare al coordinamento.

Il Saci si fa carico si svolgere la funzione di segreteria del coordinamento segnalando, di volta in volta, le proposte pervenute da porre all’attenzione dei partner.

3.1 IMPEGNO DEI  PARTNER

  • Partecipare attivamente alla scelta dei temi su cui concentrare l’impegno comune.
  • Proporre proprie iniziative condividibili da tutti.
  • Promuovere al proprio interno le iniziative ritenute comunitarie.
  • Sostenere anche economicamente i propri soci nella realizzazione.
  • Offrire ai progetti comuni la disponibilità di proprie specifiche capacità operative.
  • Mettere a disposizione del progetto specifici referenti contattabili alla necessita.

 

3.2 IMPEGNO DELLA CET

  • Una dichiarazione di condivisione e sostegno all’iniziativa.
  • Un invito alle curie locali a collaborare con gli organizzatori alla diffusione del progetto presso parrocchie ed istituti presenti sul territorio.
  • Invitare le Curie ad indicare una persona/ufficio di riferimento per le istanze del progetto.

3.3 IMPEGNO SACI/ACEC  Toscana

E’ interesse dell’ACEC  utilizzare le proprie sale della comunità ed i propri circoli sia per consolidare il rapporto con il pubblico esistente  ma anche per aggiungerne nuovo, particolarmente giovane, offrendo contenuti attuali tramite la comunicazione cinematografica.
Nello specifico della nostra tipologia di presenza, è nostro interesse rafforzare la collaborazione culturale in ambito cinematografico collegando operativamente cinema e circoli di cultura cinematografica e creare un rapporto con le realtà già operanti sul territorio.

Operativamente intendiamo

Coinvolgere associazioni di Cineclub ANCCI,CINIT,CGS,CSC,CSI,
Curare la stesura di materiale di supporto ai film per l’utilizzo in comunità.
Offrire le proprie strutture logistiche come riferimento del coordinamento.
Utilizzare le proprie risorse informatiche.
Tenere i contatti con le istituzioni specifiche del settore cinematografico.
Ricercare nell’ambito delle leggi di settore di proposte a contributo.
Contrattare con le case di distribuzione le migliori offerte.
Collaborare con i partner alla ricerca di fonti di contributo (fondazioni, ecc.)

Si tenga sempre presente che motivo animatore di tutto il progetto deve essere quello di contribuire alla costruzione della comunità particolarmente intorno ai nostri ambienti ecclesiali, favorendo la crescita delle persone tramite lo scambio culturale interpersonale e comunitario: certamente non è cosa di poco conto.

4.1 ADDENDUM

Nel proprio ambito l’ACEC Toscana ed il SACI Toscana(Servizio Assistenza CIrcoli) sottopongono al coordinamento,come primo atto concreto, le seguenti considerazioni :

COSA SI PUO’ FARE CON UN FILM
Il film è uno strumento per fare comunità.

Diciamo subito ciò che non si può fare:
Creare uno spettacolo (gli ambiti commerciali non sono scimmiottabili)
            Mostrare le attualità (non è consentito in nessuna forma).
            Utlizzare pubblicamente film senza pagare i relativi diritti all’autore.
            Non è di interesse proporre la visione di film recenti di successo.

Il film può:

  • Essere utilizzato per introdurre la trattazione di particolari tematiche
  • Essere utilizzato per intrattenere bambini (ed avvicinare genitori)
  • Essere utilizzato in momenti forti di riflessione (Avvento, Quaresima,ecc.)
  • Essere oggetto di studio per cinefili e per corsi di educazione all’immagine.
  • Essere strumento di pastorale (lo ha ricordato recentemente Papa Francesco).

Nella notevolissima produzione cinematografica vi è una percentuale minima di film che raggiunge l’attenzione del grande pubblico o gli schermi importanti: non sono stati più di 80 i film che nel 2018 hanno superato i 2M di euro su  528 usciti sulla piazza italiana. Se si tiene conto che il numero di sale di prima visione mantiene in programmazione un film per 2 settimane mediamente, si ha chiaro il quadro di quanti film non raggiungano un pubblico minimo, vuoi per mancanza di lancio pubblicitario vuoi per valutazioni economiche di programmazione.

Nell’immenso numero di opere si trovano spesso molti film culturali in grado di supportare trattazioni di argomenti di rilievo in modo assolutamente corretto ed avvincente. Normalmente viene chiamata “produzione d’essai” : L’ACEC, è un buon riferimento in Italia per questi prodotti ; il MIBAC fornisce elenchi di film che possono fregiarsi della qualifica d’essai ; per la loro programmazione la legge 220/2016 prevede importanti contributi …… ma solo per le sale cinematografiche.

Una proposta degna di attenzione è quella di fare un catalogo del “CINEMA DIMENTICATO” riscoprendo opere di grande valore cultuale e formativo, corredarlo di materiale d’uso e cercare le condizioni migliori per poterlo distribuire legalmente.

4.2 IL PRODOTTO C’E’ MA E’ INARRIVABILE.

            Questa tipologia di film è certamente adatta ai nostri scopi, anzi –visto, in genere, la loro bassa diffusione sul circuito cinematografico , risulterebbe per gli spettatori al pari di una ‘nuova uscita’ ; purtroppo la gestione dei diritti d’autore (non la SIAE) li pone fuori da un possibile sfruttamento da parte delle nostre realtà . C’è da aggiungere inoltre che le distribuzioni (detentrici dei diritti) non hanno alcun interesse a sfruttare questo minimo segmento tanto che in certi casi (FOX) si mantengono i diritti “theatrical”  di un prodotto per soli 6 mesi.

4.3 COME SI OPERA

Nonostante la diffusione di film nelle più svariate piattaforme (Tv,  Sky, Mediaset, Timvision,  Amazon….) molti sono ancora convinti che un film possa essere un’occasione per incontrarsi, stare insieme , fare comunità.  Fra questi volenterosi vi sono coloro che o per ignoranza o per scelta prendono un DVD e lo vedono ,magari invitando via Facebook a partecipare alla proiezione: talvolta si opera al limite tra incoscienza e fatalità.

Entrambi questi comportamenti sono da correggere in quanto non solo , non pagando i diritti d’autore si incorre nel reato di appropriazione di una proprietà altrui ,ma, se non si paga neppure la SIAE (che son due cose diverse) si contravviene ad una ben precisa legge dello stato del 1941,ma pur sempre esecutiva.

4.4  COSA SERVE ?

Serve la possibilità di poter avere disponibile un catalogo di opere utilizzabile per le attività culturali, supportato da materiali guida e documentativi perché i gestori delle iniziative possano facilmente usarli nell’interessare il proprio pubblico. Il tutto a costi accessibili per piccole realtà quali i nostri ambienti paraparrocchiali.

Serve una struttura di riferimento che guidi su come muoversi correttamente fra leggi fiscali e prerogative del CODICE DEL TERZO SETTORE.

Serve una presa di coscienza delle istituzioni e della scuola nel valorizzare queste iniziative e strutture in quanto concorrenti ad un interesse comune.

Serve la disponibilità di enti a condividere progetti socio culturali di questo tipo.

Chiudiamo con una battuta sul nostro nemico:

IL SOFA’ E’ STATO DECRETATO PATRIMONIO DEL “NUN-ESCO”